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Arte Fiera Bologna
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| Nome | Arte Fiera Bologna 2009 _ |
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| Partecipanti |
Maria Thereza Alves, Jimmie Durham
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| Curatore |
RAM radioartemobile
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| Data |
23 gennaio 2009 - 26 gennaio 2009
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| Location | Arte Fiera Bologna - Padiglione 18 - Stand C24 |
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| Immagini | |||||||||||||||||||||||||||||||
| Descrizione | RAM radioartemobile Arte Fiera Bologna Padiglione 18 - Stand C24 progetto speciale di Maria Thereza Alves Jimmie Durham |
Suoni:
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| Text | Di comune accordo (Maria Thereza e Jimmie) di Daniele Pieroni:
L'antefatto.
Una sera d'autunno, non sospinto da alcuna finalità che non fosse quella di conoscere, ho visto i "fiori" di Maria Thereza. Li ho osservati, uno ad uno, che riposavano quieti su grandi fogli di carta di riso. Sfogliandoli, si produceva l'unico rumore, peraltro assai sottile, nel regno silente dello studio di San Lorenzo.
Io avevo scritto già numerose poesie intitolate a fiori diversi. Maria Thereza ne era al corrente ma ciò non apponeva alcun determinismo alla nostra azione. Capii subito che la prospettiva differiva dalla mia: i fiori di Maria Thereza recavano precise origini geografiche, come se l'accidentalità d'esser stati rappresentati in Cina piuttosto che in Messico, rientrasse nella loro costituzione botanica.
Credo che l'amica abbia voluto ipostatizzare il momento e l'occasione del disegno, anche solo perché non andasse perduta la loro storicità. Ed in effetti, come per altre creazioni, i "fiori" dell' Alves sono fiori politici, che abitano un mondo fatto di paesi, di terre identificate; fiori che dialogano con il mondo, che lo serbano, testimoniandolo. Ho ravvisato in essi un'attitudine all'amicizia, alla socievolezza. A tal proposito, non stupisce che la parola inglese per "boccio" sia "bud" che in americano familiare sta per "amico". Se penso poi ad un altro vocabolo per esprimere fiore in inglese, "bloom", vado subito al protagonista di quell'esemplare odissea politica (perché appunto situata in una città: Dublino) che è l'Ulysses di Joyce. I "fiori" di Maria Thereza sembrano così aver camminato a lungo e non solo per aver progredito ad una semina. Sono stati atomi di un viaggio particellare che oggi compongono una materia visibile sotto i nostri comuni occhi: si sono promessi, come deve essere, giacché ogni fiore è in fondo una promessa di vita, di continuità, di amicizia e cordialità.
Chi dietro di noi
Uno scrittore di Montréal, parlandomi in una lettera recente del suo passato, mi ha rivelato d'aver scoperto di possedere delle origini Mohawk. Questo lo ha non soltanto turbato ma gettato in una vorticosa ricerca dei suoi antenati. Ne sono conseguite numerose stranezze del caso ma soprattutto è mutata la sua cognizione del tempo. Ed è vero, in definitiva per gli Amerindi il tempo ha un valore diverso, se si pensa che noi tutti per essi siamo l'incarnazione di nostri rispettivi antenati. Dunque un tempo circolare, con il ritorno dell'antico e la reviviscenza dell'anima di chi ci ha preceduto.
Desumo che per i Cherokee, la cosa non cambi. Ma vorrei chiedere conferma di ciò a Jimmie Durham. Quando lo osservo, nella sua placida espressione e negli occhi trasparenti, vi leggo storie annidate nel tempo, leggende, generazioni.
Jimmie mi sembra una persona dotata di un tatto speciale: capacità di abitare lo spazio con tocco leggero, di espanderlo con pochi gesti della mano e reinventare le misure. Non riesco ad immaginarlo sperduto: credo possegga uno straordinario senso dell'orientamento. Nell'orizzontalità della mobilità terrestre e nella vertigine della dimensione temporale.
Mi piacerebbe che Jimmie compisse un viaggio speciale, non assoggettato alle comuni leggi vigenti. Che incontrasse Pasolini e i poeti di Officina, che a Bologna fecero di questa rivista il perno di un rinnovamento della letteratura italiana. Perché, essendo a quel tempo Pasolini un rabdomante delle fioriture linguistiche nazionali, sarebbe assai interessante vedere i due (Jimmie e Pasolini) confrontare fonemi e idiomi, nel nome della tolleranza universale e del rispetto della diversità. Chissà, per uno Cherokee e uno scrittore corsaro, non pare un'eventualità così improbabile…
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