| _ | _Home | ||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||
| radioartemobile |
|
||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||
bunKerart - Milano
_ |
|
||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||
| Nome | Superficie in ceramica - Moscow _ |
||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||
| Partecipanti |
Carla Accardi, Gianna Nannini
_ |
||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||
| Curatore |
RAM radioartemobile , Zerynthia
_ |
||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||
| Data |
04 settembre 2008 - 28 settembre 2008
_ |
||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||
| Location | Moscow Museum of Modern Art_Mosca (Russia) |
||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||
| Immagini | |||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||
| Descrizione | inaugurazione: 19 ore
Originariamente creata per lo spazio di bunKerart a Milano (Italia) a cura di RAM radioartemobile, l’installazione coinvolge due dei principali protagonisti della cultura italiana.
L’installazione è composta da un pavimento di piastrelle in gres dipinto, che copre tutto lo spazio, con segni alternati di colore verde e cobalto su sfondo bianco. Il pavimento è circondato dall’installazione sonora di Gianna Nannini. Questo brano, concepito per accompagnare i passi del pubblico sul pavimento dell’Accardi, è stato registrato dalla Nannini nella Piazza Rossa di Mosca e successivamente rielaborato.
Per questa nuova edizione l’installazione di Carla Accardi si arricchisce di ulteriori opere: insieme a 3 quadri di grandi dimensioni creati appositamente per lo spazio moscovita, vengono esposti per la prima volta i famosi “Lenzuoli”, tende dipinte degli anni Settanta appartenenti alla collezione privata dell’artista.
La tappa successiva avverrà nello spazio AuditoriumArte presso l’Auditorium Parco della Musica di Roma dal 21 novembre 2008 fino al 7 gennaio 2009.
L’evento è documentato da un manifesto in lingua italiana e russa con un testo critico di Achille Bonito Oliva.
La mostra, curata e promossa da RAM radioartemobile (Roma), si avvale del supporto dell’Istituto Italiano di Cultura a Mosca e di un generoso contributo dell’azienda elettrica Enel.
|
Suoni:
Ricerca rapida in Archivio |
|||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||
| Text | Achille Bonito Oliva - UN PAS DE DEUX:
Un’ariosa architettura, una nuova casa dell’arte, è stata fondata da Carla Accardi e Gianna Nannini che hanno elaborato insieme uno spazio visivo e sonoro. Attraverso l’intreccio di due diversi linguaggi. L’installazione comprende un pavimento di ottanta metri quadrati fatto di piastrelle in gres dipinto, bianche e policrome (verde e cobalto) alternate. Il pavimento dell’Accardi è amorosamente assediato dall’intervento sonoro di Gianna Nannini che ha registrato i suoi passi in notturna sulla Piazza Rossa di Mosca. Lo spettatore dunque si trova a praticare fisicamente l’esperienza dell’attraversamento e a ripercorrere quella delle due artiste in consonanza tra loro. La superficie in ceramica è attivata, movimentata e, si può dire, anche suonata oltre che dal sound della Nannini anche dalla presenza interattiva di un pubblico che si muove liberamente nello spazio.
Un particolare erotismo sostiene la composizione, frutto di uno sconfinamento nel silenzio dell’immagine e del suono della musica. L’opera sembra fondare la nozione antropologica della festa che annulla ogni differenza tra alto e basso, destra e sinistra, leggero e pesante, astratto e figurativo. La superficie dell’Accardi scende dalla parete e accetta maternamente di farsi pavimento e spazio rassicurante per i passi del pubblico che si intrecciano con quelli perentori e ritmati della promenade registrati nella Piazza Rossa di Mosca.
Carla Accardi ha da sempre operato in un clima culturale teso a restituirsi una libertà espressiva e un affrancamento da condizio¬namenti espliciti e striscianti. La sua cifra stilistica si pone imme¬diatamente dentro il solco della tradizione moderna che però non restringe i suoi antenati ai padri dell’astrattismo in senso stretto, ma tende a allargare le proprie matrici e includere Balla, Kan¬dinskij, Klee, Arp, Mirò, Matisse. Tali precedenti segnano la ri¬cerca artistica verso un ventaglio di rimandi, quali sintomi di uno sguardo estremamente ampio a livello culturale.
Il dato fondamentale e costante della pittura di Accardi è la conformazione bidimensionale dello spazio, lo sbarramento di ogni profondità prospettica e nello stesso tempo una mancanza di spessore materico, che invece accompagna lo sviluppo, simultaneo all’astrattismo, dell’informale. Lo spazio bidimensionale porta la pittura in uno stato di pura visibilità, in una condizione lampante e specifica, regolata da norme tutte poggianti sul dato ottico per¬cettivo, senza sprofondamenti illusivi o anche rimandi esterni al¬l’immagine.
Accardi regola lo spazio pittorico in maniera da esibire la struttura stessa della pittura, fatta di un supporto, di una super¬ficie e di un reticolo di segni. L’assenza di profondità porta i segni in primo piano, sulla stessa linea di orizzonte su cui è disposta la dimensione spaziale, la bidimensionalità appunto. Ma lo spazio non è una dimensione quantitativamente inerte, una misura statica o un puro contenitore. Piuttosto in questo caso si configura come campo, un sistema mobile di relazioni giocate sul¬la istantaneità dei segni.
La nozione di campo, nella sua attendibilità scientifica, per¬mette una fluttuazione dello spazio, un respiro della superficie che si distribuisce con una mobilità interna a seconda della dinamica, dell’accostamento e della disseminazione dei segni. Essi vibrano in una dimensione che oscilla senza che sia possibile indicare un centro e una periferia, che avrebbero bisogno di una staticità definitoria.
L’attitudine del togliere, attraverso cui l’artista realizza labirinti e frammenti di segni, produce una scrittura portata nella qualità della calligrafia, di una inflessione visiva particolare e riconoscibile.
Nel pavimento ideato dall’Accardi per Mosca il segno incorpora sia il pieno, sia il vuoto, secondo un ritmo che si bilancia continuamente attraverso il mettere e il togliere. Mettere in questo senso significa portare sul quadro frammenti di luce sul buio della superficie, togliere significa riportare la luce nella condizione iniziale del buio spaziale. La bidimensionalità assicura alla composizione un pareggiamento del valore della luce e del buio, in uno scambio veloce e simultaneo. Le trazioni mobili dello spazio producono anche la nascita di costellazioni senza centro.
In tal modo il pavimento spinge nella sua conformazione lo spettatore fuori ogni direzione, perché qui non esiste centro o periferia, in quanto questo determinerebbe la fine del movimento, di ogni nomadismo del pubblico. Accardi ha assicurato una temporalità perenne all’opera, propriamente fuori dalla sequenza di un prima e di un poi. Il reticolo dei segni si sviluppa ora fuori dalle necessità e dalla instabilità del tempo, tendente sempre a stabilire il progetto della propria definitiva immobilità. In questo senso il segno di Accardi è organico, in quanto ha assicurato dentro di sé il principio, tipico della natura, della sua perenne rigenerazione.
Non è certo la volontà dell’artista a assicurare tale perennità, bensì la natura del segno stesso, poggiante sulla struttura della contiguità. La contiguità gli permette una sorta di proliferazione su se stesso, incentivata anche dal fatto che lo spazio non ha sprofondamenti interni. Così può slittare sopra e vicino, in una dimensione cromatica compatta senza cedimenti. L’immagine è compatta e nello stesso tempo mobile, pronta a affermare la propria tensione organica e a conservare la memoria interna della sua struttura frammentaria.
Tale struttura dà alla composizione la possibilità di una leggerezza che la fa volare anche oltre il suo supporto naturale. È qui che entra in campo con poetico sconfinamento Gianna Nannini che col suo erotico passo perentorio sposta lo spazio dell’Accardi e lo fa volare nella direzione notturna della Piazza Rossa di Mosca, da cui rimbalza il ritmo vitale di un corpo in movimento che sembra cercare il luogo su cui poggia il pavimento, con i suoi segni in ceramica, di Carla Accardi.
Gianna Nannini diventa ballerina della sua stessa musica, che accetta il movimento sopra un’estetica superficie e invita al puro deambulare, uno spostamento senza soste e ad un nomadismo senza direzione.
L’approdo finale è quello ad un movimento visivo e sonoro del tutto circolare, così come sempre il tempo dell’arte che offre al pubblico, italiano o russo, una felice interattività, non implicante soltanto la mente ma il corpo nel suo insieme.
Ars erotica è questa, per l’intreccio sanamente indisciplinato tra le due artiste e quello dell’opera con lo spettatore.
|
||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||
| Sponsors and links |
Enel |
||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||
| |||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||
| |||||