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CAMERE
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| Nome | Camere #12: Echo _ |
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| Partecipanti |
Arto Lindsay, Annie Ratti, Staalplaat Soundsystem, H. H. Lim
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| Curatore |
Anna Cestelli Guidi, RAM radioartemobile
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| Data |
21 giugno 2010 - 31 luglio 2010
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| Location | RAM radioartemobile Via Conte Verde, 15 Roma |
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| Immagini | |||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||
| Descrizione | Lunedì 21 Giugno, ore 19.00 si inaugura presso RAM radioartemobile, Via Conte Verde |
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| Text | Echo
“Il sapere occidentale tenta, da più di venticinque secoli, di vedere il mondo. Non ha capito che il mondo non si osserva, si sente. Che non si legge, si ascolta.” Con quest’affermazione si apre un profetico libro del ’77, Rumori, un saggio sull’analisi delle relazioni tra musica e potere, nel quale l’economista e intellettuale francese Jacques Attali sosteneva con intuizione visionaria come il suono, nella sua irriducibile eterogeneità, funzionasse come subconscio della società contemporanea, anticipando le linee del suo divenire.
Si può oggi parlare finalmente di una cultura del suono, fluida, rizomatica e dinamica che si contrappone alla cultura visiva, gerarchica e lineare, del pensiero occidentale tradizionale. Da sempre il luogo dell’universalità e della coesistenza delle differenze, il suono esprime al meglio la natura liquida, contraddittoria del mondo che abitiamo: ci accompagna nel corso della vita, riempie gli interstizi della quotidianeità, si introduce e penetra nelle pieghe della realtà. La sua pervasività nel mondo contemporaneo trova conferma in quelle pratiche artistiche sperimentali che si muovono sempre più nelle linee d’ombra fra i linguaggi: visione/suono, corpo/suono, spazio/suono, e che unisce, pur nella loro estrema diversità, i lavori di questa edizione di Camere.
Così il lavoro di H.H. Lim è costruito su una corrispondenza quasi simmetrica tra il flusso del suono e quello dell’immagine, entrambi registrazioni di fatti e notizie del nostro presente. Collage frammentato e casuale - telegiornali, pubblicità, variety shows – Daily Music è lo zapping cacofonico dell’abnorme flusso sonoro televisivo divenuto ormai musica di sottofondo del quotidiano. Lo stesso flusso combinatorio accomuna le immagini degli oggetti trasformati dal gesto preciso e obiettivo di Lim in silhouettes volumetriche e trasparenti che si intersecano e si sovrappongono sulla superficie del quadro su sfondo nero. Icone mute del nostro presente, tra cui troneggia il viso severo di Abraham Lincoln sul “five dollar bill” tra macchine di guerra e di violenza, divinità orientali e oggetti quotidiani, queste immagini rivelano il loro senso nel titolo del lavoro, Argomenti di stagione appunto: il triste scenario della realtà.
Dal confronto con lo spazio architettonico ha origine invece Model for a hole (Modello per un buco), riduzione in scala della grandiosa scultura sonora prodotta dall’incontro tra il linguaggio dello spazio declinato nei lavori di Annie Ratti e quello del suono di Arto Lindsay: una forma autenticamente site-specific che funziona come stage per la musica, progettata in origine per lo “spazio archeologico” dell’Auditorium di Roma. Il “buco” è appunto il vuoto dell’edificio dove si situa la villa romana ma è anche il vuoto su cui Annie costruisce una sorprendente scultura/architettura trasparente: una nuda struttura di tubi Innocenti simile alle impalcature di strada che prende vita con il suono di Arto Lindsay. Solo quando il suono è in movimento, e dunque quando è, la silenziosa scultura si anima ed è possibile visualizzare la forma invisibile al suo interno, il tornado, che si materializza come esperienza visivo/spaziale. In questo progetto l’incontro tra i due linguaggi, rispettivamente della scultura e del suono, pur mantenendo ognuno il proprio vocabolario, è esemplare di quell’esperienza percettiva inscindibile di suono e spazio che è un principio fondamentale della Sound Art.
Il dialogo del suono con lo spazio si estende alla dimensione pubblica nel lavoro degli Staalplaat Soundsystem, collettivo di natura performativa e sperimentale impegnato nella ricerca delle relazioni tra il suono e lo spazio urbano con una pratica sonora rigorosamente legata al luogo. Nelle loro installazioni noise si tratta di “suonare” (play) la realtà circostante, dagli utensili elettronici di consumo quotidiano, ad esempio frullatori o lavatrici, agli edifici, fino alle megalopoli contemporanee. Concepita in collaborazione con il duo di musica elettronica cinese FM3, Killing Buddha (Uccidere Budda) è un’installazione interattiva che trasforma lo spazio di RAM in un’alveare sonoro, un ambiente immersivo dove ciò che “suona” e “viene suonato” sono oltre 1000 Buddha Boxes bianche, una sorta di piccole radioline in plastica utilizzate originariamente per la recitazione dei mantra nei templi buddisti, innestate ora con mini-loop di musica ambient degli FM3. Le Buddha Boxes vengono suonate fino all’esaurimento dei loop sonori. Il suono ripetitivo del mantra “ambient” languisce così lentamente fino alla fine, accelerata da letali iniezioni di acido per provocare sonorità insolite, distorte e sorprendenti, il “dolore elettro-sonico” voluto dagli artisti. L’installazione è ispirata dal detto del monaco Lin Ji della dinastia Zen Tang: ‘Incontra Buddha - uccidi Buddha’. Uccidere Buddha per ascoltare sé stessi: è questo il senso del proverbio buddista. Non per mero divertimento interattivo ma per acquisire, tramite l’esperienza e la sperimentazione delle cose, una più ampia conoscenza del mondo.
In un momento storico dove prevale lo spettacolo debordiano, questa mostra diventa un’occasione di riflessione più profonda sul valore del suono nel mondo che abitiamo, sulla sua relazione con gli spazi della nostra vita, sul suo potenziale di trasformazione sociale.
Guardarsi intorno non basta più; occorre soprattutto ascoltare. Ascoltare la vibrazione sonora, l’eco del mondo per cercare di individuare, seguendo l’intuizione di Attali, i mutamenti e gli sviluppi della società futura.
A.C.G.
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