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CAMERE
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| Nome | Camere X: Vocation - Solo Suono _ |
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| Partecipanti |
Brandon La Belle, Thomas Kφner, Liliana Moro
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| Curatore |
RAM radioartemobile
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| Data |
18 febbraio 2010 - 20 marzo 2010
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| Location | Via Conte Verde 15, Roma |
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| Immagini | |||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||
| Descrizione |
VOCATION solo suono RAM, via Conte Verde 15, Roma Centre d’art contemporain de Brétigny, Francia De Vleeshal, Middelburg Olanda Mestna Galerija Ljubljana, Slovenia Inaugurazione : 18 febbraio 2010 - ore 19 Orari: dal 19 febbraio al 20 marzo da martedì a sabato dalle 16,30 alle 19,30 testo di Federica Bueti partners della mostra: Pierre Bal-Blanc, Lorenzo Benedetti, Alenka Gregorič RAM radioartemobile è lieta di presentare VOCATION/solo suono, a cura di Federica Bueti con installazioni sonore di Brandon LaBelle, Thomas Köner e Liliana Moro.
VOCATION è un’indagine sul suono come materia emotiva, materiale dinamico del reale, un cortocircuito fisico che precede il momento della riflessione teorica.
I lavori dei tre artisti riflettono nell’approccio la dimensione emotiva, coinvolgente e seduttiva dell’evento sonoro, evidenziando il potenziale liberatorio di quelle pratiche che fanno della prossimità con il fruitore e della frizione fisica tra corpo e spazio un importante veicolo immaginativo. Per questo VOCATION, attraverso i tre interventi sonori, invita a riconsiderare l’importanza di una fisica del reale.
Ognuno degli interventi sonori realizzati dagli artisti verrà contemporaneamente ospitato in tre diverse istituzioni museali che hanno aderito all’idea di creare un evento collaborativo, una espansione geografica del progetto. In partnership con l’evento di Roma hanno collaborato al progetto Pierre Bal-Blanc, Lorenzo Benedetti e Alenka Gregorič.
L’installazione sonora di Brandon LaBelle verrà ospitata dal CAC Brétigny, Francia. L’installazione sonora di Thomas Köner verrà ospitata da De Vleeshal, Middelburg Olanda, L’installazione sonora di Liliana Moro verrà ospitata dalla Mestna Galerija Ljubljana, Slovenia
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| Text | VOCATION solo suono di Federica Bueti:
Guardati intorno, nulla è cambiato: le pareti non sono mai volate mentre la luce continua imperterrita ad ossequiare il volume di questa architettura ormai stanca, è la storia che si ripete.
La storia si accumula negli spazi, in uno sforzo per prolungarsi nel tempo, si esaurisce e si rigenera in un processo che fa della ripetizione una delle poche azioni permesse ancora alla natura.
La ciclicità d’altra parte è un evento in divenire in cui l’oggetto viene sostituito dal non-oggetto e successivamente rimpiazzato da una nuova presenza: è questa la vera dimensione del reale, un continuo cambiamento, una sostituzione necessaria ed inevitabile in cui non vi è alcun ritorno, ma semmai una progressione, l’incrocio di due linee su uno stesso foglio, la lotta tra i significati sulla stessa riga. In questa infinita battaglia diventa indispensabile negoziare una visione alternativa della realtà: sovrapporsi senza mai schiacciarsi, esistere senza mai ostacolarsi.
Fluttuante è ciò che noi ricerchiamo. L’apparente incomprensibile è quello che riceviamo, un misto di sensazioni e di pensieri che si accavallano e si contraddicono cercando nella storia un punto d’appiglio sicuro, inviolabile, quasi necessario. Le voci si susseguono, legate assieme da un filo sbriciolato di cotone, il timbro della memoria spinge Liliana Moro verso la ripetizione come possibilità di ogni storia di riaffermarsi nella sua forse miglior versione. Ma nostro stato d’animo oggi è compresso in quella zona desertica senza via d’uscita: il calcolo matematico ci ha restituito indietro un mostro che barcolla tra un assoluto senza sfumature e un relativo troppo debole per resistere alle intemperie.
Siamo ancora nell’epoca delle rovine, rassegnati al nostro destino di guardiani, insospettabili gentiluomini senza pudore, animi entusiasti davanti ad un loop che si ripete senza fine.
Scaviamo affannosamente nelle macerie di una civiltà che non vogliamo abbandonare, per paura del vuoto, forse, come se questo non ci appartenga già.
Il vuoto (come assenza o silenzio) consapevolmente ricercato è riflessione, maestosa uscita dalla scena del feticismo dell’oggetto, d’ogni gerarchia precostituita: intenso è il desiderio di riprendersi una realtà lasciata da tempo abbandonata.
Il suono è come il vuoto nell’istante in cui annulla le differenze di superficie, si insinua tra le pieghe dell’esperienza ed afferra il corpo con violenza. Quello a cui aspiriamo è provocare la frizione necessaria perché possa compiersi una fisica alternativa del reale in cui immaginare non è solo proiezione, ma anche e soprattutto azione, estetica ed etica simultaneamente. La mappatura sonora, ad esempio, del movimento fisico dei Corpi di Brandon LaBelle, porta a considerare ogni silenzio, ogni respiro, ogni passo, come interconnessi da un sistema infallibile di reciprocità naturale, è impossibile ignorare il sistema gravitazionale.
L’invisibile, capillare e diffuso è un modo per riuscire ad abitare le fratture che si aprono tra possenti architetture. Non abbiamo più cemento a chiudere i buchi lasciati dall’indifferenza, non abbiamo scuse a disposizione degli inconsapevoli. Vogliamo essere dovunque, presenti al nostro destino e fautori di un nuovo cambiamento.
Siamo abituati ad occupare l’interstizio mentre le rovine dell’altermodernità rappresentano solo un riparo per una nuova forma di emancipazione: quella dagli spazi predeterminati, la ricerca di una geometria più consona da abitare.
Possiamo varcare allora ogni definito e stabile confine, attraversiamo come fa Thomas Köner, quel bordo sottile. Egli amplifica momenti di lunga sospensione, alternando al vuoto l’apice di ogni potente vibrazione.
Ovunque Il suono cerca la mimesi con lo spazio, non per rassicurare, ma si affanna a creare le condizioni per ripensare una trasformazione spaziale radicale.
E’ estasi del lasciarsi stupire, possibilità molteplice e senza fine.
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